Alinari Storia D'Italia
Università IULM Fratelli Alinari Università degli studi di Milano con il contributo di
Fondazione Cariplo

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  • Ritratto di coppia di sposi in abiti da cerimonia

    Ritratto di coppia di sposi in abiti da cerimonia

  • Profilo di coppia di sposi

    Profilo di coppia di sposi

  • L'alluvione del Polesine nel 1951: tre donne mostrano le prime bambine nate dopo l'alluvione, Alda, Anna e Silvana.

    L'alluvione del Polesine nel 1951: tre donne mostrano le prime bambine nate dopo l'alluvione, Alda, Anna e Silvana.

  • Una madre con il proprio bambino osserva le copertine delle riviste, Livorno

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  • La signora Trakakis con le sue figlie sedute al tavolo del soggiorno

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  • "Minestri e cuciari": ritratto di giovane donna con i figli

    "Minestri e cuciari": ritratto di giovane donna con i figli

  • Madre e figlio. Cartolina inviata dall'autore a Vincenzo Balocchi

    Madre e figlio. Cartolina inviata dall'autore a Vincenzo Balocchi

  • La moglie del fotografo Mario Castagneri al mare con il figlio Luciano ed una bambina

    La moglie del fotografo Mario Castagneri al mare con il figlio Luciano ed una bambina

  • Due lavandaie intente ad asciugare un lenzuolo.

    Due lavandaie intente ad asciugare un lenzuolo.

  • Popolane al lavatoio della vecchia Sanremo

    Popolane al lavatoio della vecchia Sanremo

  • Gruppo di donne e ragazze intente a ricamare merletti, Burano, Venezia

    Gruppo di donne e ragazze intente a ricamare merletti, Burano, Venezia

  • Anziana donna ritratta nella propria casa di Marano Lagunare, Udine

    Anziana donna ritratta nella propria casa di Marano Lagunare, Udine

  • Operaie al lavoro nello stabilimento Ceres che produce confezioni per donna

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  • Tre infermiere con un neonato, durante un esercizio per il libro "La ginnastica del lattante" di Eugenio Paulin

    Tre infermiere con un neonato, durante un esercizio per il libro "La ginnastica del lattante" di Eugenio Paulin

  • Produzione calze nello Stabilimento OMSA, Faenza

    Produzione calze nello Stabilimento OMSA, Faenza

  • Manifestazione femminista

    Manifestazione femminista

  • Manifestazione femminista del Movimento di Liberazione della Donna

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  • Delegazione U.D.I. Donne

    Delegazione U.D.I. Donne

  • Ritratto di Wanda Wulz in tenuta da motociclista

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  • Ritratto di giovani sposi in abito da cerimonia. L'uomo indossa l'uniforme militare

    Ritratto di giovani sposi in abito da cerimonia. L'uomo indossa l'uniforme militare

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Genere

Banale, forse, ma inevitabile ricordare che la storia almeno fino a pochi anni fa era vista con occhi esclusivamente maschili. Le donne, con poche eccezioni, vivevano di luce riflessa o erano soggetti passivi. Di più: era oggetto di storia solamente ciò che appariva rilevante dal punto di vista maschile, sacrificando non solo le potenzialità di uno sguardo diverso per cogliere la ricchezza e le contraddizioni dei processi di mutamento sociale, ma finendo anche per rinunciare a storicizzare aspetti decisivi dell'esperienza umana (a partire dalla famiglia e dai figli) tradizionalmente di pertinenza femminile. Un vuoto di cultura che non è più tale grazie alla messa in discussione di ruoli e stili di pensiero maschili da parte dei movimenti femminili, una dei fenomeni sociali di maggiore rilevanza nella storia del Novecento. Nella sua oggettività (che sappiamo essere tale solo in apparenza) la fotografia restituisce testimonianze importanti su molti aspetti della condizione femminile, evidenziando tra l'altro come nell'Italia unita, e fino ad anni recenti, le differenze di condizioni sociali e di reddito si riflettessero in maniera molto marcato anche sui ruoli di genere all'interno della famiglia. Ad esempio, nei ceti popolari le donne, a differenza di quanto si faceva nelle famiglie aristocratiche o borghesi) non solo accudivano i figli e la casa ma davano un contributo importante al bilancio familiare spesso lavorando fuori casa. Il doppio carico di lavoro – in famiglia e fuori – di cui oggi a ragione si sottolinea il peso per le donne, è sempre stato tale per una parte preponderante della popolazione femminile. Ma mentre nel corso del Novecento l'accesso al lavoro, che pure sconta in Italia limiti e ritardi gravi rispetto a molti paesi dell'Unione europea, ha rappresentato un veicolo di autonomia e di presa di coscienza di sé da parte delle donne, un tempo il lavoro era solo fatica. Escluse dal diritto di cittadinanza, le donne nell'Italia liberale erano soggetti privi di capacità giuridica e in quanto tali subordinate alla potestà paterna, prima, maritale poi. In altre parole non solo non avevano il diritto di voto (al quale in Italia ebbero accesso solo nel 1946), ma per qualsiasi transazione economica che implicasse un contratto dovevano avere l'assenso del marito. Una minorità giuridica che si traduceva in esclusione. Nelle scuole le sezioni maschili e femminili rimasero a lungo separate, e anche l'accesso alle professioni liberali, formalmente libero dal 1919, era ostacolato da una serie di impedimenti e pregiudizi che sarebbero venuti meno solo inoltrandosi nel Novecento: ultimo baluardo la magistratura, ai cui concorsi le donne furono ammesse a partecipare per la prima volta nel 1963. Si era ormai in un'Italia completamente trasformata che con ritardo e molte difficoltà stava adeguando le sue istituzioni – dalla scuola alla pubblica amministrazione, dalla famiglia ai diritti civili – alle esigenze imposte dalla modernità e dall'evoluzione del costume e del senso comune.

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