Alinari Storia D'Italia
Università IULM Fratelli Alinari Università degli studi di Milano con il contributo di
Fondazione Cariplo

LABORATORIO DIDATTICO:

L'Italia in posa

Durante il Risorgimento italiano la tecnica per "fissare le immagini senza dover ricorrere all'opera di un artista" - nata nel 1839 - trasformerà più volte il proprio nome e soprattutto la propria natura. I dagherrotipi, con cui nasce ufficialmente la fotografia, sono pezzi unici non riproducibili: si tratta di lastre di rame argentate sensibilizzate che, una volta esposte, producono un'immagine unica positiva-negativa. Di poco successivo è il calotipo, il primo procedimento che produce un negativo, su supporto di carta, che consente la stampa in più copie: la fotografia, diventa solo a partire da questo momento un fenomeno riproducibile. Con il negativo al collodio umido su supporto di vetro, verso la metà degli anni cinquanta, le immagini diventano più nitide, si riducono i tempi di posa, le tirature aumentano e la fotografia ha una diffusione straordinaria. In questo arco temporale, nonostante la continua evoluzione tecnica, di fronte all'obiettivo la posa è condizione imprescindibile, dato che la possibilità di ritrarre il soggetto in movimento è ancora, anche se per poco, preclusa. Durante il processo di unificazione del "bel paese" ci si rende conto che la fotografia è uno strumento di comunicazione di massa particolarmente efficace e l'Italia, in posa, ci si mette tutta: luoghi, persone, oggetti e anche idee. Emerge infatti un uso della Fotografia che varia dalla fedele interpretazione del reale alla sua invenzione ideale, dando vita a una galleria di immagini del vero e del verosimile. Nonostante ci si prefigga di documentare, di fatto - più o meno consapevolmente e in misura più o meno marcata - si operano scelte che propongono punti di vista particolari, funzionali all'ideologia. Il repertorio iconografico risorgimentale, in genere ma soprattutto per la propria tendenza ad assumere forma di propaganda patriottica, è capace non solo di orientare l'opinione ma anche l'azione pubblica, contribuendo quindi in modo importante al processo di unificazione del Paese. In posa non possono mancare i protagonisti di questo momento storico: per volontà propria o su richiesta del fotografo, pagando o in rari casi facendosi pagare, in occasioni pubbliche, ma talvolta anche private, completamente decontestualizzati o con accennati riferimenti alla situazione contingente ... Dei Padri della Patria la gente conosce i volti e si fa un'opinione attraverso la fotografia. Difficile dire se la domanda genera l'offerta o viceversa, fatto sta che lo scatto originale da vita ad un dilagare di ritratti, tanto che spesso è impossibile ricorrere all'autore della "matrice". Da questa derivano da una parte formati fotografici di dimensioni diverse, incisioni, litografie e pitture "che vanno a rifornire i repertori dei maggiori rivenditori per poi raggiungere gli album dei salotti borghesi" e dall'altra trasposizioni grafiche per la contemporanea editoria ancora non in grado di illustrare con vere e proprie fotografie i libri a stampa. L'effige di un certo personaggio illustre ideata dalla fotografia risorgimentale, replicata tante volte e riproposta a varie generazioni, si è oggi ormai profondamente sedimentata nell'immaginario popolare: talvolta si trasforma addirittura in simbolo ed è capace di evocare significati diversi a seconda del contesto.

I fratelli Alinari, che nel 1852 fondano a Firenze la società a loro intestata e che portano quindi la fotografia nel Granducato di Toscana, sono favorevoli all'unità d'Italia e si dedicano anche al ritratto delle glorie della nuova nazione. Possiamo pensare che questo genere rafforzi per gli Alinari le possibilità di intessere rapporti "importanti" e contribuisca al profondo inserimento della famiglia di fotografi nella vita culturale fiorentina, molto fervente in quest'epoca. La Sala di Posa Alinari, che senz'altro si distingue per eleganza, è nel panorama della fotografia italiana almeno fino al trasferimento della capitale a Roma l'atelier per antonomasia da cui passano re, regine, politici, ministri, eroi, padri della patria e personaggi famosi del mondo della cultura. Le fotografie poi vengono messe in vendita e acquistate dagli italiani che le appendono incorniciate alle pareti o le collezionano raccogliendole in album fotografici. Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Giuseppe Garibaldi, Napoleone I, il Duca d'Aosta, il Principe Umberto, il re d'Italia Vittorio Emanuele II, Daniele Manin, Pio IX, Camillo Benso Conte di Cavour, Quintino Sella, Giovan Pietro Vieusseux, Napoleone III, il Barone Bettino Ricasoli, Vittorio Alfieri, Massimo d'Azeglio, il Generale Cadorna, Benedetto Cairoli, Francesco Crispi, Paolo Mantegazza, Giovan Battista Niccolini icone che gli Alinari hanno contribuito a costruire e diffondere fino ai nostri giorni, permettendoci di provare a figurarci, oltre la posa e la Sala di Posa, quell'Italia.

Seguendo le indicazioni contenute nel laboratorio è possibile realizzare il Foto-memory, un gioco per ricordare la nascita dell'Italia.

VAI AL LABORATORIO: FOTO-MEMORY

Laboratorio 1
  • Fratelli Alinari, Giuseppe Garibaldi, 1865-70 circa, Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    L'icona di Garibaldi costruita e diffusa dagli Alinari influenza parte della successiva produzione di immagini dell'eroe.
Laboratorio 2
  • Gustave Le Gray, Giuseppe Garibaldi, 1860, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Garibaldi richiede ad Alexandre Dumas un fotografo per documentare Palermo dopo la rivolta borbonica. Lo scrittore sceglie Le Gray,"il miglior fotografo di Parigi".
Laboratorio 3
  • Gustave Le Gray, Il Palazzo Reale di Palermo con le barricate durante la Campagna di Sicilia di Giuseppe Garibaldi, 1860, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    La campagna fotografica di Le Gray, parallela a quella militare di Garibaldi, mantiene una netta separazione fra la rappresentazione dei luoghi e dei personaggi
Laboratorio 4
  • Autore non identificato, Giuseppe Garibaldi, 1880, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Il mito garibaldino in Italia e all'estero è alimentato anche dalla vastissima e crescente produzione di ritratti fotografici dell'eroe, creati in grandissima quantità anche dopo la seconda guerra d'indipendenza, per soddisfare a questo punto la richiesta popolare e non più quella governativa.
Laboratorio 5
  • Ciondolo con fotografia di Garibaldi, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Nasce una sorta di religione laica patriottica: Garibaldi sarebbe un "martire", le sue immagini "ex-voto" o santini "dotati di poteri taumaturgici", i suoi cimeli "reliquie".
Laboratorio 6
  • Fratelli Alinari, Vittorio Emanuele II con la Contessa di Mirafiori detta "la bella Rosina", 1860-1870 ca., Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    Vittorio Emanuele, qui con la propria amante nella Sala di Posa Alinari, si fa fotografare anche nella propria dimensione intima, diffondendo queste immagini in ambito privato.
Laboratorio 7
  • Fratelli Alinari, Vittorio Emanuele II di Savoia, 1870 ca., Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    Il fatto di rappresentare il superfluo, il passatempo della caccia per esempio, anticipa l'uso futuro di fotografare gli svaghi dei regnanti.
Laboratorio 8
  • Autore non identificato, Re Vittorio Emanuele II, ritratto a mezzobusto in uniforme militare, 1874-1877 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA)-collezione Malandrini, Firenze
    La scelta di farsi ritrarre in uniforme, con i simboli del potere e del valore previsti, dimostra la strumentalizzazione propagandistica della fotografia anche ad opera del re.
Laboratorio 9
  • Autore non identificato, Presidenti del Consiglio dei Ministri del nuovo Regno d'Italia, 1865 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze.
    Nell'Ottocento è diffuso l'uso di raccogliere i visi degli attori della storia all'interno di album, quelli dedicati interamente ai ritratti delle glorie della patria o quelli dedicati ai componenti della famiglia, le cui prime pagine sono spesso costellate dai personaggi illustri che meglio rappresentano le preferenze politiche della famiglia. Qui riconosciamo Camillo Benso conte di Cavour, Alfonso Lamarmora, Marco Minghetti, Bettino Ricasoli, Urbano Rattazzi, Vincenzo Gioberti, Luigi Carlo Farini.
Laboratorio 10
  • Mayer & Pierson, Ritratto ufficiale dei partecipanti al Congresso di Parigi, 1856, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    La fotografia di gruppo con le firme nell'album dei partecipanti al congresso di Parigi realizzato da Mayer & Pierson nel 1856
Laboratorio 11
  • Mayer & Pierson, Galleria dei plenipotenziari al Congresso di Parigi, Ritratto di Cavour, 1856, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    L'immagine di Cavour costruita nell'album del Congresso di Parigi influenza la successiva produzione e dà vita a tante riproduzioni tutte simili.
Laboratorio 12
  • Autore non identificato, Camillo Benso Conte di Cavour, 1865 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze.
    Le fotografie sono spesso ritoccate e incorniciate. Tante sono anche le litografie, le incisioni e le pitture. Il formato varia: molto diffuso quello della "carte-de-visite".
Laboratorio 13
  • Adolphe Braun & C. - Francesco De Federicis, , Il pontefice Pio IX in bianche vesti talari, 1875, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA)-collezione Palazzoli, Firenze
    Pio IX comprende il valore della fotografia: vengono fatti ritratti ufficiali del papa e della sua corte, vengono realizzate foto-cronache del pontificato, vengono inserite nei campi di battaglia controfigure di cadaveri che evocano la vittoria pontificia e infine viene emesso un editto che permette di censurare certe fotografie.
Laboratorio 14
  • Autore non identificato, Pio IX, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze.
    Pio IX, anche quando si schiererà contro la modernità, non si dimostrerà contrario alla moderna tecnologia. Fa in certi casi un uso molto moderno della fotografia, permettendole di comunicare gli eventi: alcune fotografie anticipano temi propri del fotogiornalismo.
Laboratorio 15
  • Mayer & Pierson, Napoleone III in uniforme, 1865 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Napoleone III, che capisce come la fotografia influenzi la percezione dell'evento, incarica alcuni fotografi francesi di recarsi in Crimea per rappresentare la guerra. Data la diffusione delle immagini anche attraverso i giornali, sembra esserci quasi una "strategia mediatica pianificata tra fotografi e stampa periodica".
Laboratorio 16
  • Levitsky, Napoleone III in uniforme, 1865 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Le stampe fotografiche della Campagne d'Italie appartenute alla Contessa di Castiglione - e fino ad una cera epoca tenute a Villa la Petraia a Firenze - fanno pensare che Napoleone III le considerasse anche un privato souvenir d'Italie.
Laboratorio 17
  • Pierre Louis Pierson, La contessa di Castiglione nelle vesti della Regina d'Etruria, 1863, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    La Contessa di Castiglione, che si fa ritrarre in circa 500 pose, spesso teatrali, narcisistiche ed eccentriche, dimostra la propria sensibilità verso la fotografia. In questo, caso come in moltissimi altri, la donna che primeggia alla corte di Napoleone III posa mascherata di fronte all'obiettivo di Pierre Louis Pierson.
Laboratorio 18
  • Fratelli Alinari, Giuseppe Mazzini, 1860ca., Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    Mazzini è attento alla propria immagine che in fotografia tendenzialmente si ripete: è sempre vestito in nero "segno di lutto per l'oppressione del suo paese".
Laboratorio 19
  • Fratelli Alinari, Giuseppe Mazzini, 1860ca., Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    Un esempio fra i tanti del Mazzini con la testa sorretta da un braccio.
Laboratorio 20
  • Caldesi & C., Giuseppe Mazzini, 1860 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Un esempio fra i tanti del Mazzini appoggiato allo schienale di una sedia e vicino a un tavolo pieno di libri.
Laboratorio 21
  • Autore non identificato, Giuseppe Mazzini a tre quarti di figura, 1860-1870 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze.
    Un esempio fra i tanti del Mazzini seduto di fronte al fotografo a mani incrociate con lo sguardo che oltrepassa l'obiettivo.
Laboratorio 22
  • Autore non identificato, Il politico Giuseppe Mazzini, 1860 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze.
    Mazzini per sovvenzionare la causa e gli esuli fa merchandising della propria immagine, venduta anche per corrispondenza
Laboratorio 23
  • Fratelli Alinari, Giuseppe Mazzini, 1860ca., Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    Giuseppe Mazzini cerca di aiutare gli esuli italiani in difficoltà economica, per esempio quando i fratelli Caldesi tentano di aprire un'attività di fotografi in Inghilterra. Ai Caldesi si deve la circolazione di alcune immagini di Mazzini in Inghilterra ed anche la realizzazione delle immagini della riesumazione a Chiswich e del trasporto a Firenze della salma di Ugo Foscolo.
Laboratorio 24
  • Elliot & Fry, Il politico e patriota Giuseppe Mazzini, 1865 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze.
    Il primo reportage della storia della fotografia rappresenta Roma nel 1849 dopo che le truppe papaline e francesi hanno vinto i repubblicani guidati da Mazzini e Garibaldi. Le immagini, dato che evocano la storia ma non una scelta politica, hanno diffusione sia fra i vincitori, come prova di potenza, che fra i vinti, come testimonianza di eroicità.
Laboratorio 25
  • Autore non identificato, ritratto di Giuseppe Mazzini appena defunto, 1872, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Le fotografie che ritraggono Mazzini il giorno stesso della sua morte avvenuta nel 1872 a Pisa, dove era in semiclandestinità, sono state molto diffuse e riprodotte in numerose versioni, anche speculari. Questo genere fotografico post mortem, che si propone di immortalare per sempre la fisionomia della persona, deriva dall'antica tradizione delle maschere funerarie.
Laboratorio 26
  • Autore non identificato, Brigantessa Marianna Olivieri, moglie del brigante Monaco, fucilata nel 1864, 1860 -1864 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Dato il desiderio classificatorio del Positivismo Ottocentesco, accanto ai ritratti dei personaggi ufficiali troviamo moltissime altre categorie: dagli attori ai mangiatori di pastasciutta, dalle civiltà esotiche al paesaggio umano italico, dai garibaldini ai briganti.
Laboratorio 27
  • Autore non identificato, Brigante in abito tradizionale ciociaro, 1875 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    La fortuna del genere "briganti" è dovuta in parte alla stampa dell'epoca che si preoccupa di illustrare quella sorta di guerra civile che è il brigantaggio. I negativi dei ritratti dei briganti si scambiano fra i fotografi, le fotografie vengono riprodotte e talvolta si ricorre a falsi briganti e brigantesse simili a maschere della commedia dell'arte.
Laboratorio 28
  • Autore non identificato, Un brigante armato si nasconde dagli avversari, 1860-1870 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    I ritratti degli uomini e delle donne che hanno abbracciato la causa antisabauda sono rappresentati come "prede sottomesse", catturate dalle potenti guarnigioni nazionali.
Laboratorio 29
  • Migliorato, Ritratto post mortem del brigante Curcio. Il cadavere è stato appoggiato su una sedia. In piedi, accanto al defunto, un sacerdote ed un militare in divisa, munito di baionetta, 1870-1875 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    I cadaveri dei briganti, talvolta tragicamente martoriati e poi ricomposti per la posa di fronte all'obiettivo, sono ostentati in fotografie prodotte e diffuse senza alcuna censura.
Laboratorio 30
  • Autore non identificato, Un gruppo di briganti, 1870-1875 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    In quest'epoca, in cui la polizia servendosi della fotografia inizia a svolge un'importante opera di schedatura, si realizzano moltissimi ritratti fotografici dei criminali a valore segnaletico e giudiziario. La fotografia criminale, che nelle prime forme è piuttosto varia, a partire da una certa epoca si standardizzerà con la prassi assonometrica ovvero profilo destro, profilo sinistro e posa di fronte: quest'ultima sarebbe poi una fototessera ante-litteram.
Laboratorio 31
  • Fratelli Alinari, La luminosa sala di posa dello stabilimento fotografico Fratelli Alinari, di Firenze. Sulla sinistra l'operatore Gaetano Puccini, 1899, Archivi Alinari-archivio Alinari, Firenze
    Gli Alinari ritraggono nella Sala di Posa i protagonisti della storia, accogliendoli in un ambiente elegante, una sorta di salotto borghese. I ritratti degli uomini illustri, di cui gli Alinari tengono i negativi, sono talvolta commissionati per uso privato ed in altri casi destinati alla commercializzazione immediata, gradita dal modello stesso a scopo propagandistico, tramite una rete commerciale organizzata molto efficientemente in Italia e all'estero per vendere anche questo genere.
Laboratorio 32
  • Autore non identificato, La piana di Solferino dopo la battaglia combattuta dai Franco-Piemontesi contro gli Austriaci, 1859, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA), Firenze
    Durante il regno di Napoleone III si intende fotografare tutte le sue imprese andando a costruire un documentario ufficiale francese. Le inquadrature, talvolta suggerite dall'imperatore stesso, trasformano i paesaggi e i segni degli scontri – come i danni alle mura del cimitero di Solferino – in visioni idealizzate del "Bel Paese". Lo scopo consiste nel giustificare agli occhi dell'opinione pubblica l'intervento napoleonico.
Laboratorio 33
  • Autore non identificato, Breccia di Porta Pia, a Roma affollata di visitatori, 1870, Raccolte Museali Fratelli Alinari (RMFA) - collezione Malandrini, Firenze
    I borghesi si recano sul posto a guardare il varco aperto probabilmente nei giorni immediatamente successivi il 20 settembre 1870. Esistono anche altre immagini scattate lungo le mura aureliane o in corrispondenza del monumentale portale michelangiolesco, che diventano "memorabilia" di eventi epocali: l'Unità d'Italia, la vittoria sabauda su Pio IX, la costituzione di Roma Capitale e la fine del potere temporale della Chiesa. Il filo rosso di queste fotografie è la sensazione di aver abbattuto un confine percepito come inespugnabile.
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    Domande:
    1. Rivoluzionaria l'epoca e la nuova tecnica: in che senso durante l'Ottocento, un periodo ricco di fermenti rivoluzionari, la fotografia viene considerata come un mezzo dalla portata rivoluzionaria? Se l'approccio positivista, anche per giustificarne l'esistenza, attribuisce alla fotografia l'identità di documento veritiero, quali degli esempi fatti nella gallery confutano questa idea, dimostrando invece che la fotografia fin dagli inizi sarebbe stata capace di comunicare messaggi "parziali"?
    2. Anche oggi i media sono usati per manipolare la percezione pubblica. Hai mai sentito parlare di dittatura mediatica in riferimento al nostro paese? Aggiungiamo che nei sistemi dittatoriali l'uso dei media è assolutamente strumentalizzato e i ritratti del dittatore, spesso fotografici, emergono nel paesaggio come veri e propri giganti. Lo sapevi che in fotografia questi enormi formati si definiscono proprio "gigantografie"?
    3. Il tema della riproduzione in fotografia porta a riflettere sul copyright, letteralmente diritto di copia. Hai mai provato ad approfondire la sua storia e a verificare se tu in prima persona nel tuo agire quotidiano rispetti le sue regole?
    4. Quasi gemelle: l'Italia e la Fratelli Alinari. Cosa comporta la nascita pressoché simultanea del "bel paese" e della Sala di Posa Alinari? E il fatto che Firenze capitale "è anche la città dei senatori e dei deputati, nella quale si aggirano e fanno salotto Carducci, Garibaldi, quei matti dei macchiaioli, i principi di casa reale e la colonia" degli stranieri? Lo sapevi che fotografare i regnanti permetteva di esibire la Corona Reale sul retro della fotografia? E che alle esposizioni la gente faceva ressa per vedere le fotografie in grande formato dei personaggi eminenti?
    5. Al MNAF. Museo Nazionale della Fotografia trovi la famosissima fotografia, originale come tutte quelle esposte, che Robert Capa durante la guerra civile spagnola scatta ad un miliziano nel momento stesso in cui viene colpito. Questa immagine viene tuttora usata per tante campagne di propaganda: propaganda antibellica però, a differenza di quella interventista riscontrata attraverso tanti esempi di fotografia risorgimentale. Fra le immagini esposte al MNAF, oltre a questa ad opera di uno dei più importanti fotoreporter di guerra, ne trovi una ad opera di Adolfo Porry-Pastorel, pioniere del fotogiornalismo italiano. Si possono rintracciare già in epoca Risorgimentale i prodromi, anche se in forma molto embrionale, del fotogiornalismo?
    6. La fotografia criminale trae le proprie origini dai trattati di fisiognomica, che lega il carattere, psicologico e morale di una persona al suo aspetto fisico, soprattutto ai lineamenti ed alle espressioni del viso. Nell'Ottocento attraverso la fotografia si cerca di dimostrare la correttezza di questa teoria, che però ben presto fallirà. Perché secondo te sarebbe molto pericoloso, oltre che totalmente assurdo, prevedere il carattere e addirittura il destino delle persone dalla loro fototessera? Che utilità ha secondo te l'aver esteso a tutta la popolazione la prassi dell'identikit fotografico, inizialmente riservata a chi è WANTED perché viola il diritto, mentre ognuno di noi diventa oggi uno "schedato"?

    Proposta per continuare l'attività:
    svolgi l'attività proposta nel laboratorio; rispondi alle nostre domande, annota tue considerazioni, sottoponici tuoi dubbi; partecipa ai laboratori didattici presso il MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia, a Firenze; infine posta tutto il tuo materiale sul profilo MNAF in Facebook

    Per approfondimenti e informazioni:
    Gabriella de Polo
    Coordinamento Didattica
    Fratelli Alinari. Fondazione per la storia della Fotografia
    gabriella.depolo@alinari.it
    www.alinarifondazione.it/didattica.php

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