Alinari Storia D'Italia
Università IULM Fratelli Alinari Università degli studi di Milano con il contributo di
Fondazione Cariplo

LABORATORIO DIDATTICO:

L'album di famiglia

Gli atelier fotografici ampliarono molto il proprio volume di affari quando venne inventato un apparecchio fotografico composto da più obiettivi che permetteva più pose dello stesso modello su un'unica lastra negativa: nasce così la carte-de-visite, con la quale la fotografia tende a diventare un prodotto di massa, ovvero a disposizione anche della piccola borghesia. La grande diffusione di questo oggetto fotografico, che coincide con l'abbassarsi dei costi della fotografia e con l'interesse catalogatorio tipico ottocentesco, si deve in gran parte alla moda dell'epoca di scambiarsi fra parenti e amici piccoli ritratti fotografici da raccogliersi poi in album di famiglia o di ricordo.

Esistono tante "famiglie" di album fotografico: l'album di viaggio, l'album sui grandi eventi, l'album monografico sul teatro, la religione, la medicina ... Fra questi generi troviamo anche l'album di famiglia propriamente detto. Per questa tipologia che può variare molto - album piccolo o grande, artigianale o industriale, con la coperta di legno o di avorio e così via - è possibile individuare elementi comuni. Se nelle sue prime pagine trova spazio una sorta di mitologia di riferimento rappresentata dai personaggi di spicco in epoca risorgimentale, poi inizia la galleria fotografica dei parenti e amici che entravano a far parte così della galleria fotografica "mitizzata grazie ai ritocchi e all'intervento del pittore, alla scelta della posa, dell'abito, degli accessori e dell'ambientazione davanti ad un fondale che contribuisce a far migrare il soggetto in una sorta di "paese delle meraviglie".

Il ritratto in studio, secondo regole simili a quelle del teatro, rappresenta quindi il soggetto come desidera essere, piuttosto che come effettivamente è nella realtà. La sala di posa, dove i modelli diventano attori di uno spettacolo illuminato da ampie vetrate attraverso grandi e voluminosi tendaggi, a partire da una certa epoca ricorda decisamente la scena teatrale. Oltre agli strumenti necessari alla ripresa - come l'apparecchio fotografico e la sedia dotata di reggitesta per garantire immagini non mosse - erano presenti una serie di oggetti atti ad allestire la finzione: una balaustra, un ponticello o una colonna spostabili; un tavolo abbillè magari con un vaso ricolmo di fiori; un mobile che si trasforma in buffet; un caminetto posticcio; una scrivania piuttosto sofisticata; un inginocchiatoio un po' kitsch; tappeti imitanti l'erba; scogli in cartapesta; un profluvio di poltroncine, divani e sgabelli dagli stili più diversi. L'arredo ed il retrostante fondale, che può rappresentare a seconda dei casi un interno borghese, il bordo del mare, la facciata di un castello gotico e così via, vengono scelti dal fotografo allo "scopo sì di dare dignità all'immagine ma soprattutto di connotare la classe sociale del cliente, quasi sempre in modo lusinghiero". Suggerimenti su come è meglio posare si possono trarre dai ritratti esposti nelle vetrine del fotografo o da quelli proposti negli album in consultazione nelle sale di aspetto attigue allo studio. La posa da tenere di fronte all'obiettivo, assolutamente statica dati i lunghi tempi di esposizione - ecco perchè spesso la persona ritratta è seduta o appoggiata ad un sostegno - riassume significati convenzionali ereditati dal passato e dai ritratti in miniatura all'epoca molto alla moda. Il modello veniva sicuramente influenzato dal fotografo che indicava la posa da tenere: seduto con avambraccio poggiato sul tavolinetto, il busto fieramente eretto ed una gamba portata leggermente avanti, come nell'imminenza di un passo; in piedi con una mano nel panciotto e l'altra che poggia sul bastone, la gamba piegata e un po' in avanti; oppure vicino ad un tavolo ricolmo di libri appoggiando la tempia al dorso della mano in un atteggiamento apparentemente pensoso, ma in realtà comodo per l'attesa della posa. Forse ancora più vario era il campionario a disposizione delle signore, per cui la composizione poteva arricchirsi con la presenza di un cappello, del ventaglio, dello strascico, dei gioielli oltre che di vestiti di ogni tipo. Propria del genere è senz'altro la neutralità espressiva: stare a lungo immobili sotto le "gallerie di cristalli" delle sale di posa d'altro canto non comportava certo le profusioni di sorrisi che oggi ci aspettiamo in fotografia. Addirittura il manuale del fotografo Carlo Brogi del 1895 "Il ritratto di fotografia, appunti pratici per chi posa" dà inizio al rituale ben prima di entrare nello studio e sollecita "chi si apprestasse a farsi un ritratto a giungere alla sala di posa camminando non in fretta per evitare di arrossare la faccia in specie nei mesi caldi. Non aver furia altrimenti il ritratto avrà un'aria di noia e di stanchezza e di scegliere giornate con il piede giusto in cui il nostro spirito è sereno e si prova quel senso di benessere che ci fa proclivi al buonumore".

Seguendo le indicazioni contenute nel laboratorio è possibile creare un proprio album di famiglia.

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Laboratorio 1
  • Presso le Raccolte Museali della Fratelli Alinari sono collezionati più di 6.000 album.
Laboratorio 2
  • Una serie di immagini tratte dall'album di "Casa Marchese Villamarina D'Azeglio e famiglia". Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 3
  • L'album "Casa Marchese Villamarina D'Azeglio e famiglia" raccoglie fotografie di luoghi diversi che vanno dal 1860 al 1940. Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 4
  • Nell'album "Casa Marchese Villamarina D'Azeglio e famiglia" sono presenti annotazioni manoscritte. Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 5
  • Nell'album "Casa Marchese Villamarina D'Azeglio e famiglia" sono presenti fotografie di tecniche diverse (carta salata, albumina, bromuro), vari formati, varie epoche e ad opera di fotografi diversi. Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 6
  • Album italiano con ritratti in ferrotipia, 1869 ca. Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 7
  • Album di ritratti della famiglia Alinari eseguiti nella sala di posa dello stesso stabilimento, Firenze, 1860-1880 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 8
  • Album di ritratti della famiglia Alinari: le fotografie sono tutte albumine in formato cabinet ed esprimono lo stile Alinari, Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 9
  • Album inglese, 1870 ca., Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 10
  • Album inglese, 1870 ca.: alcune pagine sono decorate con motivi floreali, Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 11
  • Album inglese, 1870 ca.: alcune pagine sono decorate con disegni di animali, Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 12
  • Album inglese, 1870 ca.: pagina dedicata alle fotografie di cani appartenenti alla famiglia inglese. Occorre tenere presente che fotografare gli animali nell'Ottocento era particolarmente complesso per i tempi di posa, Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 13
  • Album inglese, 1870 ca.: questa doppia pagina presenta, con un motivo a scacchiera, numerosi e piccoli ritratti divisi tra maschili, a sinistra, e femminili, a destra. La presentazione delle fotografie all'interno di un album può variare moltissimo ed essere anche molto originale. Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 14
  • Fotografia di Marino Sterle. Album liberty a tasche per ritratti, 1910 ca., esposto al MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia. Raccolte Museali Fratelli Alinari
Laboratorio 15
  • Fotografia di Marino Sterle. Un gruppo di ragazzi osserva la fotografia di Disdéri esposta al MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia.
Laboratorio 16
  • Fotografia di Marino Sterle. L'apparecchio automatico per le fototessere produce una serie di ritratti che ci ricorda la carte-de-visite di Disdéri.
Laboratorio 17
  • Fotografia di Marino Sterle. Anche il biglietto da visita - per nome, dimensione e modo con cui viene diffuso - è paragonabile alle carte-de-visite di Disderi:.
Laboratorio 18
  • Fotografia di Marino Sterle. All'interno del MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia le immagini tattili, a rilievo su carta, consentono di "leggere" le fotografie con le mani.
Laboratorio 19
  • La sezione del MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia "La fotografia custodita" con gli album fotografici permette di approfondire il tema dell'album fotografico.
Galleria Immagini

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    Domande:
    1. Nel 1854 viene inventata dal fotografo francese Andrè Adolphe Eugène Disdèri un apparecchio fotografico a più obiettivi - a quattro o anche a otto - che permetteva su un'unica lastra di realizzare più pose dello stesso modello. Una volta stampato il negativo, si ritagliano i singoli ritratti e si incollano su cartoncini che diventavano le carte-de-visite, una specie di fototessere ante litteram. Qualcuno le paragona agli attuali biglietti da visita dato il nome, la dimensione e l'uso: infatti, tendenzialmente, si lasciavano a familiari e amici al momento della visita. Dato il loro prezzo contenuto e per una concomitanza di altri fattori, la fotografia ebbe così una maggiore diffusione e divenne quasi un prodotto di massa. Prima di Disdèri, secondo te si assiste in Fotografia ad altri importanti cambiamenti tecnici? Se sì, quali?
    2. La moda della carte-de-visite nell'Ottocento dilagò in tutta Europa: in Inghilterra ad esempio fu la regina Vittoria a favorirne la tendenza. Nel 1861, alla morte del suo sposo il principe Alberto, vennero prodotti più di 70.000 ritratti in una settimana. Lo sai che oggi esistono persone incaricate da aziende del campo fashion a diffondere mode o tendenze?
    3. Le persone nell'Ottocento erano abituate a farsi ritrarre dai pittori con tempi ben più lunghi rispetto a quelli della fotografia che con l'invenzione del dagherrotipo sostituirà il ritratto in miniatura. Dato che il colore nella fotografia ancora non esisteva, per rendere più verosimile il ritratto fotografico venivano impiegati dei decoratori - anche gli stessi miniaturisti di un tempo - che "coloravano" le immagini fotografiche. Il ritocco e la coloritura erano alcune delle tante fasi previste dalla produzione fotografica delle origini, molto più complessa rispetto ad oggi. Lo sapevi che per creare una fotografia nell'Ottocento erano necessari interventi da parte di professionisti diversi?
    4. Nell'Ottocento uno slogan recita "fotografiamo all'ombra" e una caricatura paragona lo studio fotografico a quello del dentista. Come potevano essere le prime sale di posa?
    5. Nella seconda metà dell'Ottocento a Parigi primeggiano gli atelier di Disdèri e Nadar, veri fotografi artisti come i Fratelli Alinari nel loro stabilimento-palazzo a Firenze. Nadar, il cui atelier nel Boulevard des Capucines a Parigi aveva davanti alle imponenti vetrate una gigantesca scritta rossa con il suo nome, così scrive nel suo "Quand' ero fotografo": "Entra uno (vi garantisco che non mento!), sceglie il genere di ritratto che desidera, chiede di pagare subito il conto, paga ed eccolo scomparso! Senza neppure il tempo di girarsi...Grande agitazione, qualcuno esclama: "Ma dove è andato a finire? Un attimo fa era qui! Correte, svelti, non può aver avuto il tempo di scendere tutta la scala!...". Si precipitano, volano, lo riacciuffano, lo fanno risalire: "Ma signore, e la vostra posa?...Dovete ancora posare". "Ah...Come volete. Ma io credevo che bastasse". Avresti mai potuto immaginare possibile una scena del genere?
    6. Fra gli album fotografici di ritratti troviamo quello con la "famiglia" dei Mille, realizzato da Alessandro Pavia, tra il 1862 e il 1867. Questo "monumento iconografico", molto più suggestivo del consueto elenco di nomi su una lapide, è composto dalle carte-de-visite di quasi tutti coloro che parteciparono all'impresa partita da Quarto. Il contenitore ha le pagine strutturate in modo che le fotografie dei reduci potessero essere inserire autonomamente e potevano essere comprate in pacchetti da 12, 24 o 48. Questi aspetti non ti ricordano quelli dell'album di figurine?

    Proposta per continuare l'attività:
    svolgi l'attività proposta nel laboratorio; rispondi alle nostre domande, partecipa ai laboratori didattici presso il MNAF. Museo Nazionale Alinari della Fotografia, a Firenze;

    Per approfondimenti e informazioni:
    Gabriella de Polo
    Coordinamento Didattica
    Fratelli Alinari. Fondazione per la storia della Fotografia
    gabriella.depolo@alinari.it
    www.alinarifondazione.it/didattica.php

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